Manachino: uno di noi

La natura, si sa, non fa niente per caso. E a quanto pare, ha poca fantasia. Sì perché a dispetto di quanto possa sembrare guardando al creato  e alle infinite varietà attraverso cui si manifesta, ci sono dei pattern evoluzionistici che sembrano ripetersi in forma analoga in specie diverse del regno animale. Uno di questi pattern, che attraversa trasversalmente il mondo animale e quello degli uomini, è la disperata, sofferta, estenuante, impietosa ricerca di un partner.

Se pensavate che la vicenda del povero Dawson Creek, friendzonato dalla sedicente Joy Potter per 6 stagioni e sofferto spettatore della di-lei storia d’amore con il di-lui migliore amico per le altre 6, fosse troppo crudele forse non avete mai sentito parlare della tristissima storia dei Manachini dalla Coda Lunga.

Questi simpatici uccellini che vivono nelle foreste del Sud America fanno una vita che a confronto Giacomo Leopardi era CR7.

Il povero Manachino, ha come unico scopo della vita di imparare una danza che gli consenta – se gli gira bene e solo dopo anni di esercizio – di trovare una Manachina che ci sta. E già da qui la similitudine con l’homo sapiens sapiens è completa e totale. Ma i gusti della Manachina sono scientifici: se dopo anni di allenamento il giovane playboy riuscirà ad aumentare la frequenza del battito delle ali di qualche millisecondo forse – forse – Lei si concederà. Tutto qui? Beh, direte voi, che c’è di strano… anche noi passiamo le giornate in palestra per convincerla che quel giorno riusciremo a salvarla  dalla tigre dai denti a sciabola che insidia la sua grotta, o dalla stronza che ha puntato l’ultima taglia di collant in saldo da intimissimi.

Ma attenzione che le similitudini non finiscono qui.

Quello che mi ha veramente buttato via di testa è che il manachino non esegue la danza da solo. No, il manachino la fa in gruppo. Avete capito bene: l’uccellino recupera altri 4 o 5 tra i suoi simili e – per così dire – mette su una crew.

L’allegra compagnia si organizza, sceglie un preciso ordine per la coerografia, condivide il calendario di Google per fare le prove (che il mio tempo non vale meno del tuo) e sistematicamente tutti i giorni per mesi e mesi prova incessantemente il balletto che dovrebbe portare, nella migliore delle ipotesi, uno e uno soltanto di loro all’agognato favore della passera. Ehm, scusate, della Manachina.

La procedura è questa: l’allegra compagnia si dispone in fila su un ramo, in modo che sia ben visibile davanti alla femmina. Uno alla volta i Manachini fanno la loro performance. Se entro pochi secondi la pollastra non è impressionata, il ballerino lascia il posto al next in line e diligentemente si mette a fine riga. Se nessuno dei ragazzi è considerato degno, dopo un paio di giri la ragazza si spazientisce, gira i tacchi e se ne va.

Sembra proprio che per certi uccelli non ci sia speranza e molto probabilmente il tuo è uno di quelli.

Ma ecco una meravigliosa dimostrazione di broismo e immensa fiducia nel futuro. I Manachini appena scaricati, inconsapevoli e assolutamente ottusi come solo i veri maschi sanno essere, non si demoralizzano e in pochi secondi si ricompattano, si organizzano e tornano subito a provare la coerografia sul ramo vicino. Dandosi un telepatico cinque alto, riprendono l’allenamento esattamente dove l’avevano lasciato, sicuri che “la prossima sì! sarà quella buona” (non ditemi che non vi sentite chiamati in causa) e comunque per niente sfiduciati dalla sconfitta: in gruppo avranno comunque maggiori probabilità che almeno uno di loro abbia successo. Un po’ come quei tizi che fanno il tavolo in 12 e prendono una bottiglia di belvedere due euro e cinquanta a testa: state “massimizzando” le vostre probabilità di successo. Come no.

In tutto questo la Manachina non fa assolutamente nulla. In quanto femmina, ha il diritto di stare comodamente ferma su un ramo, sintonizzarsi su Pomeriggio Cinque e di scegliere l’esemplare che ha maggiori probabilità di rimborsare quelle 1256 rate a tasso fisso che servono per acquistare quell’appartamento in centro tanto carin…ehm… di eseguire la danza supersonica, dimostrando di avere un sistema cardiovascolare migliore degli altri, e quindi di essere portatore di un patrimonio genetico migliore.

Come finisce questa storia? In nessun modo. I manachini continuano a prosperare in Sud America a differenza nostra, che sopravviviamo a fatica in un paese senza futuro, dal momento che non siamo più in grado di operare una corretta selezione naturale.

Ma io voglio pensare che quando il giovane Manachino, distrutto da anni di allenamento, sfiancato dall’amarezza della vita e dopo aver perso tutti gli amici si riposizionerà sul quel rametto per fare ancora la sua magica danza, Lei gli dirà: “Non sei più lo stesso, esco con quello del ramo di sopra”.

Manachino, uno di noi.

dawson_creek

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