Perché Breaking Bad è la serie tv più bella mai realizzata

breaking-bad

Adoro le citazioni. Citi un film di Tarantino, Ken Shiro, November Rain e hai descritto un intero universo culturale. Basta una parola, un’immagine: te e l’altro diventate immediatamente parte dello stesso clan, avete giocato nella stessa cameretta, attaccato gli stessi poster, condiviso le stesse emozioni. Forse perché oggi il mondo non ha più confini geografici o linguistici, e la koiné semantica consiste nello scambio di contenuti pop. Forse perché passiamo la vita davanti a uno schermo, forse perché siamo viziati e snob.

Ma ecco che a volte la citazione non attacca. A volte perché è troppo di nicchia, a volte semplicemente perché lo sconosciuto non è sincronizzato con lo spirito dei tempi. E così un giorno ti capita di fare una battuta al bar, di dire una scemata citando Breaking Bad e il tizio davanti a te sorride e dice: “Cos’è Breaking Bad?”

Non c’è un c***o da ridere. Non aver visto Breaking Bad è di certo meno grave di non sapere la matematica, ma è più grave di non aver fatto religione alle superiori. Non è una serie televisiva, non è intrattenimento spiccio, un passatempo, non è un dettaglio. Non aver visto Breaking Bad è un gap culturale.

Ma perché?

Sicuramente è merito della recitazione impeccabile, del cast leggendario, della sceneggiatura serrata, senza i tempi morti e l’annacquamento che le serie spesso subiscono dalla 4° alla 7° stagione. Per cui guardi all’ultimo episodio come il maratoneta guarda al 42esimo kilometro. Ma c’è di più.

Breaking Bad è una serie iconica perché parla di te. Di te, “high potential loser”, che passi la vita ad aspettare che arrivi la chance che ti meriti, che quel treno passi anche per te e tu ci possa finalmente salire. Parla di te che sai di essere eccezionalmente bravo in quella piccola cosa, in quella piccola nicchia che ti definisce, in cui ti senti speciale, ma che sfortunatamente non interessa al resto del mondo. Del modo in cui i furbi e gli spregiudicati avanzano a discapito dei gentili. Dei rendimenti decrescenti dell’istruzione, per cui stranamente gli ignoranti si sentono sempre eccezionalmente competenti, e i colti sempre in difetto. Del confort rassicurante dello status quo, per cui la non-scelta è la migliore scelta davanti ai potenziali calci sui denti che la vita può potenzialmente riservarti.

Fino al giorno in cui lo status quo non è più un’opzione percorribile. E mentre la tua vita affonda, devi prendere quella piccola cosa che sai fare, trasformarla in una piccola zattera, salirci sopra e starci a galla in mezzo all’oceano. E ti ricordi del brivido. Quel brivido che hai avuto quando lei ti ha baciato in uno sgabuzzino, quando hai messo la prima e hai sentito la macchina muoversi, quando avevi il vento delle possibilità nei tuoi capelli da ragazzo. E ti piace. Anche troppo. Perché finalmente il calcolo, il perfezionismo, la dedizione, la fatica hanno adeguato pay-off: reputazione, potere, soddisfazione. Brivido, di cui il denaro non è che un effetto collaterale.

395101b5296c6866185d8b56f47f7e43

“I did it for me. I liked it. I was good at it. And.. I was… really… I was… alive” (*)

(*per mettere un video incorporato devo pagare wordpress quindi sticazzi)

Sapete cosa fare stasera. E per rispondere alla domanda iniziale “cos’è Breaking Bad?” mi sembra giusto chiudere con una citazione: “non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo”.

PS: stamattina mi hanno citato “Poltergeist, presenze demoniache” e ho toppato di brutto…succede a tutti 🙂

MN

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s